NOTES
“Ogni cosa a suo tempo” è un’espressione comune che invita al rispetto dei ritmi naturali delle cose e rivela una sfumatura di realtà, ovvero la puntualità degli eventi, impercettibile ad uno sguardo annebbiato.
In un periodo di amarezza, mi son messa in cerca di una radice, di una forma da cui tutto prendesse senso. Io, confesso, che non ho lottato, non ho scavato più di tanto, ho solo lasciato lo sguardo a disposizione del mondo:
sognavo, più di ogni altra cosa, qualcosa di lucente, qualcosa che riaffiorasse.
Il caso, intanto, mi ha voluto a studiare presso il laboratorio di incisione, dove, contrariamente a quello di scultura, dove avevo progettato di lavorare per “addizione e modellazione”, ho fatto i conti con la puntasecca, uno strumento che calibrando la pressione, la forza fisica, incide, crea una ferita.
Mi son interrogata su quale fosse la mia ferita originaria, da dove derivasse “lo sfizio” del decoro, del luccichio.
Dopo 26 anni, ritorno negli stessi luoghi di sempre e mi faccio commuovere da quanto fosse ovvio.
Da piccoli ci si allunga sulle punte dei piedi per raggiungere una maniglia, il mezzo per passare da un luogo all’altro.
Che questa tensione sia sopravvissuta?
“Sembra pelle” dissi sollevando la stampa dal torchio: la sensazione fra le dita del foglio bagnato e l’inchiostro bistro che si fonde al colore di fondo, mi ha ricordato com’è carezzare ed esplorare la cicatrice di un altro. Mi son meravigliata a scoprire dei tratti in comune tra una maniglia d’ottone decorata e e una cicatrice: ciascuna appare come un’invito per gli occhi a sostare; quando le sfiori, paiono rivelare dei petali così lisci da riflettere anche la luce più fioca, incorniciando la ruvidezza e la concretezza dei solchi più profondi.
Come te la sei fatta? Dimmi. Mi fai entrare?

Una risposta a “Incisione”
-
ehi, ciao! Che questo spazio possa esserti utile per condividere cosa ne pensi
"Mi piace""Mi piace"

Lascia un commento